FCA-Renault: le reazioni della Borsa alla mancata fusione

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FCA Renault
Immagine di topgear.com

La rottura del fidanzamento tra Fca e Renault porta la borsa dalla parte del colosso italo-americano, sfavorendo l’industria francese che subisce un calo in Borsa significativo.

Il giorno seguente al mancato accordo, le azioni di Losanga, infatti, hanno aperto con un calo dell’8%, chiudendo infine a -6,82%.

Fca, al contrario, ne esce quasi illesa, limitando le perdite rispetto a un avviso di scambi di sofferenza (-3,62%), registrando a fine giornata un rialzo marginale dello 0,09%.

Fiat Chrysler Automobiles, quindi ha concluso la seduta a 11,71 euro, mentre Renault si è ritrovata a cedere una percentuale importante, arrivando a 52,3 euro.

Le cause del mancato accordo

Le reazioni così divergenti sono legate alle cause del mancato accordo. Dopo il rifiuto delle condizioni già discusse per la fusione da parte del governo francese, FCA è giunta alla conclusione di ritirare l’offerta.

La motivazione che ha spinto l’azienda italiana a questa decisione, è stata la mancanza delle condizioni politiche necessarie. La Francia, nel ruolo di maggior azionista nella Renault con il 15% del capitale, ostacola le scelte dell’azienda automobilistica, lasciando come priorità l’alleanza, ormai in fase di stallo, con l’azienda giapponese Nissan.

Tuttavia, la risposta del Ministero dell’Economia francese è arrivata pronta per difendersi, smentendo la responsabilità del fattore politico sul mancato accordo. Fonti interne alla Renault, infatti, hanno accusato la politica di aver preso una “posizione improvvisa e incomprensibile”, nonostante ci fossero tutte le condizioni per dare il via libera.

Il Ministero ha, dunque, dichiarato che lo stop alla fusione non sia stato frutto di un intervento politico, ma del desiderio di preservare l’Alleanza con la Casa di Yokohama. Inoltre, ha precisato che l’alleanza con FCA ci sarebbe stata nel momento in cui fosse avvenuta nel quadro dell’Alleanza.

La politica francese ha, quindi, preferito rinunciare alla Fiat Chrysler Automobiles per non mettere a repentaglio l’Alleanza con il gruppo Nissan.

Anche l’Italia ha sentito il bisogno di controbattere. Il Ministro per lo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio ha, infatti, risposto a tono, affermando che “quando la politica cerca di intervenire nelle procedure economiche, non sempre agisce correttamente”.

Le opinioni degli analisti

Il mancato accordo finale ha sorpreso persino gli analisti, che sono rimasti con l’amaro in bocca. Da Equita Sim, infatti, riferiscono che l’accordo era talmente dettagliato da apparire in gran parte già definito. Sembrava presente persino l’appoggio dei Governi italiano e francese. Le richieste fatte all’Eliseo parevano sufficientemente accettabili da non stravolgere l’esito dell’operazione.

A seguito del naufragio dell’accordo, si è arrivati a parlare di de-globalizzazione dovuta alla crescente ansietà sulle identità nazionali, per le aziende, i politici e agli individui in generale. A discorrere di ciò è stato Max Warburton di Brenstein in un report titolato Il ritorno del Nazionalismo.

Gli esperti dell’Evercore, nell’esprimere la loro delusione sull’accaduto, hanno affermato che “quando i governi si intromettono, il risultato è raramente positivo”. Hanno aggiunto, inoltre: “considerando quanto l’Alleanza sia in fase di stallo operativo e la preferenza della Nissan per un turn around da società indipendente, ci chiediamo perché lo Stato stia rendendo prioritaria l’Alleanza a scapito delle opzioni strategiche della Renault”.

A sfatare questa argomentazione, è l’attenzione dedicata da parte del governo francese all’Alleanza con il Giappone, che sembra avere priorità sul altri accordi.

Recuperare l’accordo: una speranza per il futuro

Gli analisti, alla domanda se sia ancora possibile riprendere le contrattazioni dell’accordo, non offrono una risposta univoca. Molti sono i pareri discordanti, ma sicuramente la possibilità si è ridotta drasticamente. FCA nella sua dichiarazione lascia spazio a molti dubbi sul futuro del rapporto tra Francia e Italia, pertanto non è esclusa l’ipotesi di un nuovo accordo in futuro.

Intanto, sul fronte dell’Alleanza tra le aziende francesi e giapponesi, il Ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, è corso a programmare un incontro con il suo collega giapponese per rassicurarlo sul fronte Nissan-Renault.

Intanto, pare che le due aziende automobilistiche, FCA e Renault, stiano aspettando l’approvazione della Nissan per ritornare al tavolo delle trattative. Nell’attesa di tale accordo tra Francia e Giappone, l’azienda italo-americana rimane in panchina ad attendere una decisione delle due aziende.

Inoltre, il Governo francese si è mostrato pronto a diluire la quota di partecipazione sull’azienda, che adesso è al 15% e il 28,6% dei diritti di voto, per stringere ulteriormente l’unione con il Giappone. La Renault, inoltre, detiene il 43,3% della Nissan con pieni poteri di influenza, mentre i giapponesi controllano solo il 15% della Casa di Losanga, senza alcun diritto di voto.

Tuttavia, gli analisti di Equita ritengono prematuro definire “riaperta” la porta per la trattativa tra FCA e Renault. La possibilità che le trattative vengano riprese in tempi brevi, soprattutto senza un accordo tra Francia e Giappone, sembrano scarse.

Il futuro di FCA

Mancato l’accordo con l’azienda automobilistica francese, viene da chiedersi quale sarà la prossima mossa della Fiat Chrysler Automobiles. Gli analisti Equita ritengono difficile il presentarsi alle porte di FCA da parte di Peugeot, poiché il problema politico sarebbe ancora una volta un ostacolo.

In questi mesi, tuttavia, si assisterà certamente ad una nuova proposta da una nuova azienda automobilistica. Warburton, inoltre, esclude che a bussare all’azienda italo-americana sarà la General Motors, visti i passati rifiuti.

La ruota sul consolidamento è ormai partita, dalla trattativa tra FCA e Renault, pertanto le novità su nuovi accordi non si faranno attendere a lungo. È già iniziata l’era delle fusioni che andrà a rivoluzionare l’intero settore automobilistico.

Marchionne, uomo visionario quale era, già 14 anni fa aveva gettato la prima pietra di questa trasformazione, esponendo il suo grande progetto. Parlava di un mercato fatto solo per pochi giganti, in grado di sfruttare le economie di scala per investire nella ricerca e nello sviluppo tecnologico.

L’atteggiamento dell’FCA di cercare nuovi alleati e nuove fusioni ha fatto sì che scampasse al crollo in Borsa che ha travolto, sorprendentemente, solo la Renault.

Marchionne affermava in una dichiarazione: “avere il coraggio di abbandonare il tavolo delle trattative è importante tanto quanto sedersi a trattare”.

Nei prossimi mesi i risvolti sulla questione non mancheranno, come i colpi di scena simili a quello appena avvenuto. Rimane da chiedersi chi sederà al tavolo delle trattative assieme alla Fiat Chrysler Automobiles.

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